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Rettificazione di sesso e autodeterminazione: il Tribunale di Catanzaro applica i principi della Corte

Con una recente sentenza pubblicata il 10 giugno 2026, il Tribunale di Catanzaro ha accolto una domanda di

rettificazione dell’attribuzione di sesso da femminile a maschile, disponendo contestualmente la modifica

del prenome anagrafico e confermando l’orientamento giurisprudenziale che pone al centro il diritto

fondamentale all’identità di genere.

La decisione assume particolare interesse poiché rappresenta una delle applicazioni concrete dei principi

affermati dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 143 del 2024, che ha profondamente inciso sul

rapporto tra percorso di affermazione di genere e autorizzazione giudiziale agli interventi chirurgici.

Il percorso di transizione e la valutazione del Tribunale

Nel caso esaminato, il Tribunale ha accertato l’esistenza di un percorso di transizione serio, coerente

e consolidato nel tempo, supportato da documentazione psicologica, psichiatrica ed

endocrinologica.

L’istruttoria ha evidenziato la presenza di una diagnosi di disforia di genere, l’avvio di un percorso

terapeutico specialistico, il sostegno psicologico e la sottoposizione a terapia ormonale

mascolinizzante, nonché il pieno inserimento sociale della persona nel genere maschile.

Secondo il Collegio, tali elementi hanno consentito di verificare la maturazione di una identità di

genere stabile e definitiva, soddisfacendo i requisiti richiesti dalla normativa vigente per la

rettificazione anagrafica.

Considerazioni conclusive

La sentenza si inserisce nel percorso evolutivo della giurisprudenza italiana volto a garantire una

più ampia tutela del diritto all’identità personale e all’autodeterminazione.Costituzionale

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