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Buono pasto nel pubblico impiego: la Cassazione conferma il diritto anche ai turnisti

Con l’ordinanza n. 25525/2025, la Corte di Cassazione interviene nuovamente sul tema del diritto al buono pasto nel pubblico impiego, chiarendo in modo definitivo che il beneficio spetta anche ai lavoratori turnisti, inclusi coloro che prestano servizio in orario notturno.

Il caso

La vicenda trae origine dal ricorso presentato da quattordici infermieri dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Messina, ai quali era stato negato l’accesso al servizio mensa durante i turni notturni. Un regolamento interno aziendale, infatti, limitava l’erogazione dei buoni pasto al solo personale con rientro pomeridiano, escludendo i lavoratori turnisti impegnati nella continuità assistenziale.

Il principio di diritto: conta la durata del turno, non la tipologia di lavoro

Nel ricorso per cassazione, l’ASP di Messina aveva sostenuto che il diritto alla pausa per la consumazione del pasto – e quindi al buono pasto – spettasse esclusivamente ai lavoratori non turnisti, in quanto unici in grado di interrompere effettivamente la prestazione lavorativa.

La Suprema Corte ha respinto questa impostazione, secondo i giudici di legittimità, il buono pasto non ha natura retributiva o premiale ma costituisce un istituto di carattere assistenziale, finalizzato alla tutela del benessere psico-fisico del lavoratore.

Il diritto alla pausa pranzo sorge ogni qualvolta l’orario giornaliero superi le sei ore, indipendentemente dalla natura turnista o meno dell’attività svolta e dalla concreta possibilità di fruire della mensa aziendale.

Mensa non fruibile? Spetta il buono pasto

La Corte ha chiarito che, qualora la mensa non sia accessibile per ragioni organizzative – come avviene frequentemente nei servizi sanitari che garantiscono la continuità assistenziale – il lavoratore ha comunque diritto al buono pasto sostitutivo.

Effetti sul comparto pubblico

La decisione ha un impatto rilevante sull’intero comparto pubblico, estendendo il principio a tutti i contesti analoghi in cui l’accesso al servizio mensa sia impedito da esigenze di servizio. 

Un’ordinanza che rafforza le tutele dei lavoratori pubblici e ribadisce la centralità della salute e del benessere nell’organizzazione del lavoro.

Autore: Giovanni Nicoletti

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