LA MOTIVAZIONE DELLA SENTENZA: CONCILIARE ESIGENZE COSTITUZIONALI E PROCEDURALI PDF Stampa E-mail
Scritto da dott. Pawel Pugliese   
Lunedì 16 Dicembre 2019 11:01

"In seguito alla riformulazione dell'art. 360, comma 1, n. 134 del 2012, non sono più ammissibili nel ricorso per cassazione le censure di contraddittorietà e insufficienza della motivazione della sentenza di merito impugnata, in quanto il sindacato di legittimità sulla motivazione resta circoscritto alla sola verifica della violazione del "minimo costituzionale" richiesto dall'art. 111, comma 6, Cost., individuabile nelle ipotesi - che si convertono in violazione dell'art.132, comma 2, n.14, c.p.c. e danno luogo a nullità della sentenza - di "mancanza della motivazione quale requisito essenziale del provvedimento giurisdizionale", di "motivazione apparente", di "manifesta ed irriducibile contraddittorietà" e di "motivazione perplessa od incomprensibile".

Tanto ha stabilito con Ordinanza n. 19548/19, la Corte Suprema di Cassazione, Sesta Sezione civile - Tributaria, in data 19 luglio 2019, in accoglimento del ricorso proposto dagli avvocati Adolfo Larussa e Francesco Grande.

 

“Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati”; ciò è quanto dispone l’art.111 della Costituzione. La motivazione rappresenta la garanzia del rispetto del principio di legalità (art.101 Cost.), la tutela del diritto di difesa (art. 24 Cost.) e quindi la razionalità delle decisioni giurisdizionali. Nel nostro ordinamento giuridico essa è avvertita come una garanzia fondamentale del cittadino, dinanzi all'esercizio del potere giurisdizionale.

Nel corso degli anni i legislatori hanno prodotto una serie di norme processuali volte a disciplinare la misura ed i contenuti della motivazione cercando di conciliarle con le sempre più pressanti esigenze di celerità ed effettività della tutela giurisdizionale. In tale circostanza, alla giustizia è affidato l’arduo compito di risolvere un numero sempre più crescente di controversie. Fino ad ora sembrerebbe che il problema non sia stato risolto concretamente.

Si è tentato di riformulare modalità  e  tecniche di redazione della motivazione della  sentenza, attraverso l’introduzione nel nostro ordinamento di sue forme particolari, come ad esempio; la sentenza semplificata[1], la sentenza contestuale[2], la sentenza immediata o con motivazione abbreviata[3].

Se l’ostacolo è il tempo materiale per raggiungere la decisione, allora, occorrerebbe forse individuare la via più equa per razionalizzarlo, arrecando il minor sacrificio possibile alle garanzie processuali.

Da qui, l’elaborazione da parte degli studiosi del diritto, di alcune possibili soluzioni al problema; introdurre forme di conciliazione obbligatoria[4]; aumentare i costi per l’iscrizione della causa a ruolo per alcune specifiche materie[5]; eliminare un grado di giudizio; adottare un preciso modello di stesura degli atti che agevoli il lavoro dei giudici[6].

Nel tentativo di risolvere tale situazione è nata una proposta di legge che consente in alcuni casi al giudice di non motivare la decisione, riservandosi a tal fine solo ad espressa richiesta delle parti o, eventualmente,  anche per scelta propria qualora lo ritenga necessario; la c.d motivazione su richiesta. Un istituto che ha preso ispirazione da ordinamenti stranieri e che al contempo deve risolvere il delicato problema di compatibilità costituzionale dettato dal predetto art. 111, co.6, Cost. il quale, anche in questo caso, non sembrerebbe concedere spazio ad una motivazione che non sia esaustiva sulla tutela dei diritti di tutte le parti coinvolte nel processo.

 


 

 

[1] D. lgs n. 104 del 2 luglio 2010

[2] D. lgs. n. 51 del 19 febbraio 1998

[3] l’art. 16 del D. lgv 05/2003

[4] D. lgv. 28/10 recante “Attuazione dell’art. 60 della L. 69/2009 in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali” pubblicata in G.U. 5.03.2010 n. 53

[5] D.L. 98 del 06.07.2011

[6] Ddl Alfano n. 125 approvato dal Consiglio dei Ministri all’unanimità il 9.02.2011, recante “Interventi in materia di efficienza del sistema giudiziario”, ha introdotto nel libro II, titolo I, del codice di procedura civile, un nuovo capo (III quater) dedicato alla c.d. “motivazione breve”.

Ultimo aggiornamento Venerdì 20 Dicembre 2019 15:52